STUDIO LAFFUSA

Circolare 3.2013

                                                                                  Ai Clienti loro Sedi

 

 

Cessione di campioni gratuiti

La fornitura di campioni gratuiti   forniti nell’ambito di una gara di appalto indetta da un ente ospedaliero rappresenta una operazione fuori campo Iva per difetto del presupposto oggettivo (risoluzione 83/E del 3 aprile 2003). Conseguentemente non è necessario che sia emessa una fattura, ma è sufficiente che la campionatura risulti da un documento di trasporto. Perché si possa parlare di campioni gratuiti che non costituiscono cessioni rilevanti ai fini Iva, occorre che i prodotti siano appositamente contrassegnati e di modico valore. La citata risoluzione 83/2003 ha prescritto che campioni gratuiti debbano essere contrassegnati in maniera indelebile. Relativamente al secondo requisito non esiste una disposizione di legge che definisca il concetto di "modico valore", tuttavia i campioni gratuiti non devono essere necessariamente di dimensione o di valore inferiore ai beni commercializzati dall’impresa, ma possono essere anche degli esemplari di questi beni (risoluzione ministeriale 23 aprile 1980, n. 381445 e risoluzione ministeriale 20 novembre 1980, n. 360021).Dal punto di vista reddituale, si ritiene che i campioni inviati siano completamente deducibili senza sottostare alle limitazioni previste per le spese di rappresentanza.


La norma relativa alla cessione di campioni di modico valore consente di tenere fuori dal campo di applicazione dell’Iva la cessione di beni oggetto dell’attività dell’impresa, i quali, non possono beneficiare della esclusione recata dal comma 2, n. 4 dell’articolo in esame. Queste assegnazioni sono fiscalmente irrilevanti purché "si verifichino le seguenti condizioni, richieste congiuntamente: 1) deve trattarsi di campioni gratuiti; 2) i beni devono essere appositamente contrassegnati; 3) i campioni devono essere di modico valore". Quanto al primo requisito, a giudizio dell’Amministrazione nella citata risoluzione, "l’esclusione in questione si applica alle cessioni di prodotti oggetto dell’attività propria dell’impresa, ceduti gratuitamente per promuovere il bene, al fine di migliorarne la conoscenza e la diffusione presso gli utilizzatori, attuali e potenziali". In considerazione della loro natura di spese di pubblicità, le quali, si presume, verranno inglobate nel prezzo di vendita dei beni, l’Iva afferente queste operazioni è detraibile ai sensidell’art.19,c.3,lett.c,DPR66/72.
In merito al secondo requisito, è necessario che
i campioni siano "contrassegnati in maniera indelebile (e non, ad esempio, da una semplice etichetta autoadesiva), sia per evitare che i beni in questione possano formare successivamente oggetto di commercializzazione, sia per impedire che si possano verificare manovre distorsive della concorrenza". Quanto al richiamato concetto di "modico valore", in mancanza di una definizione normativa cogente, deve farsi riferimento "agli usi commerciali, restando in ogni caso esclusi dall’agevolazione i beni di valore significativo".
Ad ogni modo "i
campioni  non devono essere necessariamente beni di dimensioni o di valore inferiori ai beni commercializzati dall’impresa, ma possono essere anche degli esemplari di detti beni".
I
campioni di modico valore, ovvero i prodotti inviati a titolo gratuito devono essere distintamente contrassegnati in modo indelebile sull’involucro e non a mezzo di una semplice etichetta adesiva, con la dicitura di campioni gratuiti  non destinati alla vendita". Questo tema è stato più volte ribadito dalla giurisprudenza e dalla prassi (cfr.CTC 6 marzo 1991, n. 1744,  Risoluzione 3 aprile 1973, n. 523146, Risoluzione 10 novembre 1973, n. 503097, Risoluzione 12 febbraio 1974, n. 505099, Risoluzione 23 aprile 1980, n. 381445, Risoluzione 20 novembre 1980, n. 360021).
(Risoluzione del 3 aprile 203, n.83/E))

La cessione di campioni gratuito  non costituisce una cessione intracomunitaria, in quanto priva del requisito dell'onerosità, previsto dall'art. 41, D.L. 331/1993, conv. con modif. dalla L. 427/1993 e, di conseguenza, tali operazioni non devono essere riepilogate negli elenchi Intrastat.

Tuttavia, nel caso in cui al cliente vengano addebitate le spese di trasporto di tali campioni  gratuiti, queste assumono autonoma rilevanza, quale corrispettivo della prestazione di trasporto. Di conseguenza, se tale prestazione è resa nei confronti di un committente soggetto passivo stabilito in un altro Stato Ue, rientra tra le prestazioni generiche disciplinate dall'art. 7 - ter, D.P.R. 633/72 di conseguenza, va inserita negli elenchi riepilogativi relativi ai servizi resi.

                                                                                             Lo Studio

Bologna 15.02.2013   

documento originale

primi sui motori con e-max